Il Risorgimento del sindacato come soggetto politico

18 AGO 19
Ultimo aggiornamento: 00:11 | 19 AGO 19
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Ora Landini è un tipo che ragiona. Se ne sta a Gabicce Mare, che è meglio di Milano Marittima anche se non arriva al livello fantastico e mass-chic di Porto San Giorgio, e di lì rilascia interviste piene di possibile politico, censorie verso il demagogo sgonfio del partito del pil, realiste e intelligenti su tutto, senza megafono, ma con una vena di ragionevolezza e di allarme civile di buonissima caratura. Se aggiungiamo l’offerta sua reiterata di una nuova fase di unità sindacale, e pensiamo al generoso Bentivogli, anche lui un ragionatore e un riformatore, ecco una nuova prospettiva di movimento, che non sarà massiccia come il nuovo partito di Calenda, ma rassicura. La trasformazione di Maurizio Landini in essere umano pensante è il segno di un’estate che non fu spesa invano, nonostante le turbolenze inessenziali della piccola politica trucibalda.
I sindacati hanno perso potere e prestigio, d’accordo. Ma restano come movimento e istituzione un ricordo non spiacevole delle repubbliche d’antan, quando magari si facevano debiti in eccesso, riforme costose e inefficaci, e si difendevano corporativismi spacciati per tutele sociali, e giustamente si rubacchiava per il partito e per la suocera, ma l’effetto governo era visibile in tanti altri campi, e il linguaggio era da scuola secondaria, se non proprio da alta istruzione universitaria. Noi nostalgici amanti dei partiti e delle culture politiche estranee all’asilo infantile d’oggi salutiamo con cordiale simpatia la risorgenza, anzi il Risorgimento, del soggetto politico sindacale compos sui. Intanto eliminerei l’incompatibilità fra sindacato e Parlamento. Mi piacerebbe che le Camere siano invase da sindacalisti di qualità della Cgil, della Fim, della Cisl eccetera. Con certi sindaci, non quelli indicati da Goffredo Bettini, insomma non le concubine reali thailandesi, si ricostituirebbe un nucleo, che non è necessariamente la sinistra, di cui non si sente il bisogno impellente, ma è il partito delle persone serie, della società civile non impudente e girotondina. Gente che ha lavorato e lavora, che sa far di conto, e che alla fine, quando passi l’infatuazione per un articolo dello Statuto di Giacomo Brodolini del 1969, potrebbe mettersi a ragionare utilmente sui nuovi lavori, sulla politica industriale (anche in assonanza con la buona carriera di ministro di Calenda, ora capopartito), sulla sociologia della crisi.
Si fa tanta demagogia sulla necessità di ripartire dagli ultimi, che furono scordati, i forgotten men, in realtà si ha un gran bisogno di ripartire dai primi della classe. Anche del sindacalismo non straccione.